BUONA PASQUA

A tutti i nostri lettori e lettrici desideriamo augurare “Buona Pasqua!” con una lirica di una grande poetessa italiana, Alda Merini. Naturalmente, come ogni testo, è interpretabile in diversi modi: dal punto di vista del genere è una poesia, ma potrebbe essere anche una sorta di preghiera. Inoltre, può essere letta in senso simbolico o reale. Comunque la pensiate, dunque: BUONA PASQUA!

O Signore che vigili sul cuore

O Signore che vigili sul cuore
come enorme gabbiano
e ne capisci le chimere buie
Tue magnifiche prede…
Dio della pace , quanto cibo ormai
io Ti ho offerto negli anni ; dammi un segno
di probabile quiete
si ch’io possa risplendere da viva !

O Amore, o segno , fammi più vicina
all’equilibrio esatto del mio cuore;
Fa che mi ridivori nel suo centro
e che sia portatrice del mio nome
come si regge un fiore sul suo stelo.

Alda Merini

CONTRO LA SEDUZIONE

Amici e amiche di “Leggersileggendo”!

Come promesso qualche giorno fa, pubblichiamo di seguito la prima delle nostre “riscritture”. Si tratta di una bellissima lirica del grande Bertolt Brecht, riscritta anni fa dal più noto teologo cattolico “dissidente”: Hans Küng. Si tratta di una visione diametralmente opposta della possibilità di un’esistenza post mortem. Nella riscrittura del grande teologo svizzero, le modifiche al testo di Brecht sono davvero minime, ma sufficienti per cambiarne radicalmente il significato. Vi invitiamo, se lo desiderate, a provare a riscrivere voi stesso il testo, in base a quello che vi comunica o, più in generale, ad inviarci le vostre riscritture. Buona lettura!

“Contro la seduzione” – di Bertolt Brecht

Non vi fate sedurre:
Non esiste ritorno.
Il giorno sta alle porte,
Già è qui vento di notte.
Altro mattino non verrà.

Non vi lasciate illudere
che è poco, la vita.
Bevetela a gran sorsi,
non vi sarà bastata
quando dovrete perderla.

Non vi date conforto:
vi resta poco tempo.
Chi è disfatto, marcisca.
La vita è la più grande:
nulla sarà più vostro.

Non vi fate sedurre
da schiavitù e da piaghe.
Che cosa vi può ancora spaventare?
Morite con tutte le bestie
e non c’è niente, dopo.

 

Riscrittura di Hans Küng, tratto da: “Vita eterna?”, Mondadori, Milano, 1983.

Non vi fate sedurre:
Non esiste ritorno.
Il giorno sta alle porte,
Già è qui vento di notte.
Altro mattino non verrà.

Non vi lasciate illudere
che è poco, la vita.
Non bevete a gran sorsi,
non vi sarà bastata
quando dovrete perderla.

Non vi date conforto:
vi resta poco tempo.
Chi è disfatto, marcisce?
La vita è la più grande:
Qualcosa di più ancora sarà vostro.

Non vi fate sedurre
da schiavitù e da piaghe.
Che cosa vi può ancora spaventare?
Voi non morite con tutte le bestie
e non c’è il nulla, dopo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RISCRITTURE

Ci avete mai pensato? Leggere, in fondo, significa “riscrivere”.

Infatti, tutte le volte che leggiamo un testo (un romanzo, un racconto, una poesia ecc. ecc.), indipendentemente dal fatto di esserne o meno consapevoli, lo interpretiamo e il significato che gli attribuiamo è tutt’altro che causale: riflette comunque la nostra personale esperienza.

Sarà certamente capitato anche a voi, dopo un’appassionata lettura, di ritrovarvi quasi perfettamente nella storia narrata o nelle affermazioni dell’autore; diciamo “quasi” poiché magari, per rispecchiarvi interamente nel testo letto, occorre che modifichiate qualcosa, anche poco… Ecco, in questo caso la “riscrittura” è ancora più palese.

Da questa semplice constatazione, è nata l’idea concretizzatasi nell’iniziativa che vogliamo lanciare: perché non provare a riscrivere noi direttamente i testi? Un brano, una poesia, un racconto o altro che ci abbia veramente colpito lo modifichiamo, quasi lo stessimo riscrivendo assieme all’autore, per farlo completamente “nostro”, rendendo in tal modo esplicita la nostra interpretazione e il significato da noi personalmente attribuito.

Vi invitiamo ad inviarci le vostre personali “riscritture”. Da parte nostra, cominceremo nei prossimi giorni da una lirica del grande Bertolt Brecht, riscritta in uno dei suoi tanti libri tradotti anche in italiano da un famoso teologo.

Buona “riscrittura” e a presto!

BUON 2016

Il nuovo anno è ormai alle porte, mentre ci stiamo lasciando alle spalle il vecchio. Un rituale che si ripete ogni anno, pieno di implicazioni simboliche. Anche in questa circostanza, desideriamo augurare ai nostri lettori e lettrici “buon anno!” e, naturalmente, vogliamo farlo a modo nostro, attraverso una poetessa polacca, purtroppo poco conosciuta, anche se vincitrice nel 1996 del premio Nobel: Wislawa Szymborska.

IMPRESSIONI TEATRALI

Per me l’atto più importante della tragedia è il sesto:
il risorgere dalle battaglie della scena,
l’aggiustare le parrucche, le vesti,
l’estrarre il coltello dal petto.
il togliere il cappio dal collo,
l’allinearsi tra i vivi
con la faccia al pubblico.

Inchini individuali e collettivi:
la mano bianca sulla ferita al cuore,
la reverenza della suicida,
il piegarsi della testa mozzata.

Inchini in coppia:
la rabbia porge il braccio alla mitezza,
la vittima guarda beata gli occhi del carnefice,
il ribelle cammina senza rancore a fianco del tiranno.

Il calpestare l’eternità con la punta della scarpina dorata.
Lo scacciare la morale con la falda del cappello.
L’incorreggibile intento di ricominciare domani da capo.

L’entrare in fila indiana di morti già da un pezzo,
e cioè negli atti terzo, quarto e tra gli atti.
Il miracoloso ritorno di quelli spariti senza traccia.

Il pensiero che abbiano atteso pazienti dietro le quinte,
senza togliersi il costume,
senza levarsi il trucco,
mi commuove più delle tirate della tragedia.

Ma davvero sublime è il calare del sipario
e quello che si vede ancora nella bassa fessura:
ecco, qui una mano si affretta a prendere un fiore,
là un’altra afferra la spada abbandonata.

Solo allora una terza, invisibile,
fa il suo dovere
e mi stringe alla gola.

Con l’augurio sincero di potere riconciliarsi e fare pace con le “vecchie scene” e le “ferite del passato”, per “ricominciare domani da capo”: BUON ANNO!!!

BUON NATALE!!!

Quest’anno, per augurare “Buon Natale!” ai nostri lettori e alle nostre lettrici, abbiamo scelto un testo particolare: si tratta di una canzone di Francesco De Gregori. Ci è piaciuta per due ragioni: in primo luogo perché si tratta di uno di quei casi in cui non si comprende bene quale sia il confine – se esiste – tra canzone e poesia; poi per l’insistenza sullo “scrivere”: del resto, il “Natale” e la “scrittura” sono intimamente legati. … Oh forse avete già dimenticato quando si scriveva la letterina a “Gesù Bambino” o a “Babbo Natale” prima ancora di frequentare la prima elementare…?

E dunque, a tutti e a tutte voi: BUON NATALE!!!

NATALE di Francesco De Gregori

C’è la luna sui tetti e c’è la notte per strada
le ragazze ritornano in tram
ci scommetto che nevica, tra due giorni è Natale
ci scommetto dal freddo che fa.
E da dietro la porta sento uno che sale
ma si ferma due piani più giù
un peccato davvero ma io già lo sapevo
che comunque non potevi esser tu
E tu scrivimi, scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai
se cammini nel mattino e ti addormenti di sera
e se dormi, che dormi e che sogni che fai.
E tu scrivimi, scrivimi per il bene che conti
per i conti che non tornano mai
se ti scappa un sorriso e ti si ferma sul viso
quell’allegra tristezza che ci hai
Qui la gente va veloce ed il tempo corre piano
come un treno dentro a una galleria
tra due giorni è Natale e non va bene e non va male
buonanotte torna presto e così sia.
E tu scrivimi, scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai
se cammini nel mattino e ti addormenti di sera
e se dormi, che dormi e che sogni che fai.

Buona Pasqua

Uno spunto riflessivo tratto dal celebre film “Luci d’inverno” di Bergman, scelto dall’amico Fabio Cigognini, per augurare a tutti Buona Pasqua:
“Pensi, signor pastore, al Getsemani: tutti i discepoli si erano addormentati; non avevano capito nulla, ed egli rimase solo. La sofferenza dovette essere grandissima. Capire in quel momento che nessuno aveva compreso nulla… Ma non era ancora il peggio: quando fu inchiodato sulla croce e vi rimase, tormentato dalle sofferenze – lei, pastore, lo sa – esclamo’: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’. Fu preso in quel momento da un grande dubbio, che prende anche noi esseri umani…; dovette essere quella la sofferenza più crudele: voglio dire il silenzio di Dio. Ma quel racconto finisce col silenzio o c’è una risposta? Non ricordo come finisce quel racconto”.

Cari Amici e Amiche del blog… Quale risposta date alla domanda posta dal grande regista svedese per bocca di uno dei suoi personaggi? 

Comunque riteniate che finisca quel racconto, a noi fa sempre piacere stimolare la riflessione della mente e i moti del cuore ed augurarvi Buona Pasqua!
Stefania&Fabio

“PRIMA CHE SIA GIORNO”, Raccolta poetica. Autore Fabio Cigognini, Ed. Prometheus.

Buongiorno Amici, visto che ormai San Valentino è alle porte …. se ancora non sapete cosa regalare alla Vostra dolce metà …Vi consiglio vivamente questa raccolta di componimenti poetici, scritta, non solo con la mente, ma anche con il cuore, dall’amico e collega di Blog Fabio Cigognini. Si tratta della Sua prima (e sicuramente non ultima, vista la bravura) pubblicazione. All’interno troverete anche una serie di commenti ad alcune delle più belle poesie, tra cui, con grande soddisfazione personale, anche il mio. Se non vi basta la copertina per convincervi …. date una sbirciatina alla mia recensione.. By Stefania!

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Prima che sia giorno” è una raccolta di 21 componimenti poetici che raccontano l’esperienza amorosa vissuta dal Poeta, esperienza che chiunque abbia amato, almeno una volta nella vita, si è trovato a condividere.

Che cos’è l’Amore? A questa domanda non può essere data una risposta universale.

Conosco persone che si amano e non stanno insieme; conosco persone che non si amano e stanno ugualmente insieme; conosco persone che amano l’ideale dell’amore; conosco persone che amano ciò che l’amore può regalar loro, il calore di una famiglia, la gioia di un figlio; conosco persone che egoisticamente amano la bellezza e null’altro cercano; conosco persone che semplicemente amano senza nulla pretendere e, a volte, in silenzio, senza essere ricambiate; conosco persone che, pur amando, hanno paura di amare.

Se, dunque, molteplici possono essere le esperienze vissute da chi ama, ha amato o amerà, in tutti i casi, unico è il viaggio che si intraprende: il viaggio verso la comprensione del proprio IO attraverso la condivisione del NOI.

Questo viaggio ha inizio con la conoscenza dell’altro/a che entra nella nostra vita come un fulmine a ciel sereno, come “ la luce di Hiroshima” (prima parte – “Prima che sia giorno”, Fabio Cigognini, Ed. Prometheus), che, in modo improvviso e prepotente, sconvolge i cuori e annebbia la mente degli uomini.

In questa fase iniziale, il Poeta innamorato si sente perso, come “un nomade che percorre i deserti della sua anima” per raggiungere “il Grande Lago”, dove finalmente potrà trovare ristoro, perché ad attenderlo c’è il suo Amore. La distanza che lo separa dalla fonte di vita è fatta “del peso dei secondi, dei minuti, delle ore, dei giorni, dei mesi, degli anni, dei secoli, dei millenni … del peso di un tempo che non finisce”, o meglio, che sembra non finire mai (tratto dalla poesia “Nomade” – “Prima che sia giorno”, Fabio Cigognini, Ed. Prometheus – parte prima, pag. 20).

Gli innamorati sono come “stranieri, profughi, naufraghi che approdano sulle calde rive di vite” che appartengono ad altri (tratto dalla poesia “Amore Clandestino” – “Prima che sia giorno”, Fabio Cigognini, Ed. Prometheus – parte prima, pag. 22), con la speranza di poter immergersi “nei bui fondali” dell’anima amata per coglierne “i più profondi segreti” (tratto da “Una sera di settembre” – “Prima che sia giorno”, Fabio Cigognini, Ed. Prometheus – parte prima, pag. 17).

È questa, infatti, l’ambizione più difficile che si propone l’innamorato: conquistare non solo il cuore dell’amata/o, ma anche penetrare nella sua mente, comprendere i suoi comportamenti, interpretare i suoi più intimi desideri. Solo così, infatti, l’Io diventa NOI, l’amore lascia il posto alla complicità, alle affinità elettive, dove non occorrono le parole per spiegarsi, perché le parole mai dette, sono le cose che gli amanti hanno sempre saputo (tratto da “Le parole che non ti ho mai detto” – “Prima che sia giorno”, Fabio Cigognini, Ed. Prometheus – parte prima, pag. 15).

Come in tutti i viaggi, si parte sempre con una valigia piena di sogni e di aspettative e, come in ogni viaggio, c’è sempre il rischio che questi sogni vadano in frantumi, perché se l’Amore irrompe come un boato nella nostra vita (non a caso il paragone è con “La luce di Hiroshima” che dà il titolo alla prima parte della raccolta poetica), spesso il suo fragore può essere tale da lasciare, al suo passaggio, una cozzaglia di detriti.

Inevitabile allora è “La Caduta” (parte seconda – “Prima che sia giorno”, Fabio Cigognini, Ed. Prometheus): le vite degli amanti “si danno appuntamento all’incrocio di strade che divergono” (tratto da “Senza parole” – “Prima che sia giorno”, Fabio Cigognini, Ed. Prometheus – parte seconda, pag. 29). Non resta, allora, che mendicare ricordi vissuti, nel tentativo di vestire e scaldare con essi il corpo ormai spoglio, mentre l’inverno, gelido e grigio, impietrisce il cuore e cala la notte che, come un demone, si impossessa dell’anima conducendola “sul ciglio di un abisso oscuro sottile quanto un filo” (tratto da “Demone del Sud”, Fabio Cigognini, Ed. Prometheus – parte seconda, pag. 31).

Cade anche l’ultima foglia che muore con l’inverno, così come ogni speranza di rivedere chi se n’è andato (“Discesa agli Inferi”, Fabio Cigognini, Ed. Prometheus – parte seconda, pag. 33). Resta il dolore, pungente, di chi, nel voler cogliere la sua rosa, si è inevitabilmente ferito con la sua spina (“Edera di dolore”, Fabio Cigognini, Ed. Prometheus – parte seconda, pag.35).

Questa è la vita e, nella vita, le stagioni passano: l’inverno è destinato a finire, la primavera a sbocciare, la notte a lasciare il posto a un nuovo giorno.

Il viaggio del Poeta continua verso “Terre lontane” (parte terza – “Prima che sia giorno”, Fabio Cigognini, Ed. Prometheus), alla ricerca di quel nuovo IO che, smarritosi nel NOI, si è ora arricchito dell’altrui indimenticabile esperienza. Anche il dolore provocato dall’assenza dell’amata/o si trasforma, con il tempo, in frammenti che si scrivono indelebilmente nella storia della nostra vita, perché se l’Amore finisce, il pensiero di chi ci era accanto non muore nella nostra memoria (“Il pensiero di te non è finito”, tratto da “Lontananza”, “Prima che sia giorno”, Fabio Cigognini, Ed. Prometheus, parte terza, pag. 40).

Siamo stelle / nient’altro che stelle che splendono / nei cieli tenebrosi di vite altre” (tratto da “Prima che sia giorno”, Fabio Cigognini, Ed. Prometheus, parte terza, pag. 48): solo l’arrivo del giorno può spegnere le stelle, ma esse ritorneranno prepotentemente a splendere in un’altra notte, in un’altra vita e, perché no, se siamo stati in grado di lasciare un buon ricordo, potranno illuminare, come un faro, anche i momenti tristi dell’esistenza di chi abbiamo amato, sotto forma di speranza di poter amare di nuovo.

È questo l’insegnamento ultimo che ci lascia il Poeta al termine del suo percorso: la perdita di un Amore è senz’altro una delle esperienze più dolorose, perché molto spesso viene vissuta come un fallimento personale, un vero e proprio “lutto”, che deve essere elaborato in modo maturo e consapevole. Ne emerge un nuovo IO, fortificato, più profondo perché si è arricchito del meglio del NOI, pur mantenendo la propria originalità.

Prendere o lasciare ….. Se ti va ……!” (tratto da “Autoritratto d’Autore”, “Prima che sia Giorno”, Fabio Cigognini, Ed. Prometheus, pag. 50) ….

Stefania77