MASSIMO GRAMELLINI “L’ULTIMA RIGA DELLE FAVOLE”, Ed. TEA 2012

E vissero felici e contenti”: questo è l’epilogo di ogni favola che si rispetti.

Ma qual è la formula per poter vivere felici e contenti?

Massimo Gramellini ne suggerisce una nel primo dei suoi romanzi, intitolato, per l’appunto, “L’ultima riga delle favole”: la felicità si raggiunge solo dopo aver appreso la legge dell’amore, attraverso un percorso iniziatico, che porterà il protagonista, Tomàs, a far pace con la sua anima, a volersi bene e a provare il desiderio di cambiare (cfr. XXIV, pg. 132 “Chi non si vuole bene attira solo pensieri che lo faranno star peggio. E chi si ama in modo sbagliato incontrerà solo persone che lo ameranno per ragioni sbagliate. È la legge dell’amore e non ammette eccezioni. Poiché tu l’hai calpestata, sei destinato a tornare indietro e a ricominciare da capo”, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012).

Tomàs appartiene alla categoria dei “disertori sentimentali” (e come tale viene definito dall’autore, cfr. Cap. II, pg. 17, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012), cioè di coloro che, dopo aver riempito le donne di attenzioni, al momento di concludere,si ritraggono, terrorizzati, nascondendosi dietro scuse e bugie poco credibili.

Così accade anche quando Tomàs incontra Arianna, “il genere di donna” di cui “avrebbe potuto innamorarsi” e dalla quale era necessario “darsela a gambe”, “sparire,prima che fosse troppo tardi” (cfr. Cap. II, pg. 15, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012).

Come un vero serial Killer, Tomàs abitava il suo cuore da solo” (cfr. Cap. II, pg. 17, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012).

Ma perché si dovrebbe scappare da una persona che si desidera? Per paura di perderla, prima ancora di viverla, per paura di soffrire, dopo averla persa, o, ancora, per la paura di non essere più in grado di provare quel sentimento autentico chiamato Amore?

Tomàs troverà la risposta al dilemma “Alle Terme dell’Anima”, dove vengono accolti dalla Vestale Nera – Stella Maris – e da una serie di altri personaggi – I Maestri delle Terme (che sembrano uscire da una specie di nuovo “Paese delle Meraviglie”) – coloro che “scappano dalla vita, ma covano un desiderio non realizzato in fondo al cuore” (cfr. Cap. IV, pg. 28, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012).

Inizia così il percorso di purificazione e di rinascita di Tomàs che, assistito dai Maestri delle Terme, verrà posto nella condizione di trovare la chiave per aprire la gabbia che, per anni, ha imprigionato il suo cuore e di disporre degli strumenti e delle conoscenze necessari per uscire dal labirinto della propria esistenza (cfr. Cap. IX, pg. 53, “Avrai bisogno dei maestri delle Terme, che ti insegneranno a liberare la tua anima dal labirinto in cui l’hai rinchiusa”, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012; cfr. Cap. XL, pg. 210, “Questo labirinto è il tuo corpo. E tu sei l’energia che scorre dentro di esso …”, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012), popolato da paure e fantasmi del passato, impadronendosi nuovamente, con consapevolezza, dopo una specie di morte temporanea, della propria vita e realizzando così il desiderio “più ardito” (cfr. Cap. IV, pg. 28, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012): trovare l’anima gemella in Arianna, quella stessa Arianna dal quale era inizialmente fuggito (cfr. Cap XXIX, pg. 158, “…Dovrai perdermi … per ritrovarmi…”, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012).

Non a caso il punto di partenza e di arrivo del viaggio esistenziale di Tomàs porta il nome di Arianna, nota figura mitologica che ha protetto e illuminato il percorso di Teseo all’interno del labirinto di Cnosso. E non a caso il filo che, nella narrazione mitologica, Arianna ha dato a Teseo, consentendogli di trovare l’uscita dal labirinto, rappresenta il cordone ombelicale che unisce l’uomo all’utero materno, come a volerne simboleggiare la rinascita (cfr. Cap. XLVIII, pg. 242 “Per amare dovrò rinascere?”, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012).

La figura materna, del resto, è un motivo conduttore ricorrente nella scrittura di Gramellini, che rimane sullo sfondo – pur interpretando un ruolo fondamentale – nel “L’ultima riga delle favole”, per trovare, infine, pieno sviluppo nel successivo romanzo autobiografico “Fai bei sogni” (Ed. Longanesi, 2012).

La morte precoce di una madre é la madre di ogni abbandono… non ti corazza da quelli che arriveranno in seguito … ma ti insegna a dare la giusta importanza all’amore … a non scappare quando l’incontri …e a batterti fino allo stremo per mantenerlo in vita… ” (cfr. Cap. XXXI, pg. 167, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012).

Ed è proprio la madre che, poco prima di morire, racconta a Tomàs, ancora bambino, la favola “che contiene il segreto di tutte le cose” (cfr. Cap. XLI, pg. 214, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012): la “Bella e la Bestia”.

Tomàs non era mai riuscito a perdonarsi di aver ceduto al sonno prima dell’ultima riga. Da allora aveva incominciato a detestare le favole, la Bella e la Bestia in particolare: si era sempre rifiutato di sapere come andava a finire” (cfr. Cap. XLI, pg. 214, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012), vale a dire si era sempre rifiutato di sapere come trovare la propria anima e, di conseguenza, l’anima gemella (cfr. Cap. XIX, pg. 106 “L’amore è una meta che si raggiunge in due, a condizione di aver trovato la strada da soli”, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012).

I Maestri delle Terme hanno insegnato a Tomàs a liberarsi dai sensi di colpa, a volersi bene, ad essere più leggero”, risvegliando in lui “l’amore che lo avrebbe trasformato in uomo” (cfr. Cap. XLI, pg. 215, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012; cfr. Cap. XXIV, pg. 133 “Cerca le tue qualità positive ed espandile. Poi liberati dalla zavorra dei sensi di colpa e sostituiscili con il senso di responsabilità. Così incomincerai a volerti bene per quello che sei, ma proverai anche il desiderio di cambiare. Amare il prossimo sarà una conseguenza”, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012).

Ed è a questo punto del suo pellegrinaggio che Tomàs ritrova la propria anima sotto le sembianze di una giovane donna velata, dagli zigomi alti e dai capelli corvini, in tutto per tutto simile ad Arianna, che si impossessa della sua persona, “compenetrandosi con essa fino a scomparire” (cfr. Cap. XLI, pg. 218, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012; “Che fine ha fatto la mia anima? Siete tornati insieme” cfr. Cap. XLIII, pg. 226, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012).

Dopo il labirinto, simbolo per eccellenza del cammino esplorativo dell’esperienza individuale di ciascuno, di ritorno all’origine e di rinascita, l’Autore introduce un altro elemento emblematico: la coppa dorata che l’anima femminile di Tomàs impugna con la mano destra, contenente acqua di fuoco.

Nella simbologia di tutti i tempi, la coppa rappresenta metaforicamente la donna, come contenitore della vita (acqua di fuoco), il principio femminile, che unito al principio maschile, è in grado di procreare.

Ne consegue che “L’Amore non condiviso evapora” . Se non si vuole che ciò accada, “è indispensabile che il Tuo Io affoghi al più presto in un Noi” (cfr. Cap. XLII, pg. 219, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012). “L’Amore umano non è la semplice somma di due Io. È una creatura autonoma, il cui nome è Noi. Se la coppia costruisce progetti, non conoscerà le rughe del tempo, perché il maschio e la femmina non saranno più due, ma una cosa unica” (cfr. XXVII, pg. 147, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012).

Da qui la rivisitazione da parte di Gramellini del concetto filosofico/trascendentale di anima gemella secondo cui “ogni maschio ha una femmina dentro di sé” “e ogni femmina un maschio” (cfr. Cap. XLIII, pg. 227, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012): l’energia femminile (yin) che sprigiona dall’anima di ciascun uomo desidera fondersi con l’energia maschile (yang) corrispondente che si trova dentro ciascuna donna. “È questo il gioco eterno dell’amore” . “L’amore è una calamita che entra in azione quando il tuo esterno è la copia dell’interno di un’altra persona. Solo incastrandoti con lei ti sentirai completo” (cfr. Cap. XLIV, pg. 229, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012).

Divenuto spettatore di se stesso, Tomàs ha riconosciuto in Arianna la copia della propria anima (cfr. Cap. XLIV, pg. 231 “Il sorriso è una delle porte dell’anima e Arianna è la mia …”  L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012), perché “chi incomincia a cercare ciò che ama, finirà sempre per amare ciò che trova” (cfr. epilogo, pg. 257, L’ultima riga delle Favole, Massimo Gramellini, Ed. TEA, 2012). 

Eccoci, finalmente, giunti all’ultima riga delle favole.

Se dopo la piacevole lettura di questo libro, qualcuno dovesse essersi imbattuto nell’Anima gemella … che  cosa si può augurare … se non di “vivere felici e contenti”!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stefania

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